La libertà dell'artista e il suo compito di comunicare al mondo valori condivisibili di universalità e rispetto, rappresentano l'essenza
centrale di tutta l'opera di Martha Nieuwenhuijs, un'artista autenticamente internazionale, capace di andare a fondo nella sua ricerca fino
allo sfinimento, in grado di essere così impalpabile ed eterea nei suoi lavori da suscitare commozione.
Cultura raffinata e mente aperta, Martha imprime in ogni suo gesto il rigore di un percorso personale, esercitato alla riflessione e alla
percezione sottile: un training di costante applicazione che le permette una lucida fruizione della realtà, e al contempo la più totale
estraneità ad essa attraverso un processo di sublimazione intellettuale e creativo di rilevante significanza poetica.
A caratterizzarne il linguaggio, inconfondibile e sperimentale in ogni fase della sua carriera, è la cifra interdisciplinare e cosmopolita,
la cui sintesi si identifica nella volontà costante di "metamorfosi", intesa come apertura al nuovo e luogo di conoscenza. Una trasmutazione
in progress del proprio bagaglio teorico e pratico, ai fini di un passaggio evolutivo consapevole, costruito e disciplinato, giorno dopo
giorno, su basi di deferente studio della saggezza antica e con sguardo attento a ciò che di positivo la contemporaneità offre.
La scelta di utilizzare di volta in volta svariate tecniche, apprese con dovizia e austerità rinascimentale, assume infatti nella sua
rielaborazione artistica un significato concettuale e un ruolo di tramite metamorfico tra il pensiero e la sua realizzazione concreta.
Per tale ragione, nulla viene concesso dall'artista al vuoto virtuosismo o alla leziosità di facile impatto.
Ciò che Martha cerca e intende trasmettere, riuscendovi con forza e chiarezza, è l'esperienza dell'azione creativa del binomio di forma
e contenuto, conseguito con lo strumento chiave del dialogo su una molteplicità di fronti.
A coinvolgerla nel confronto sono molti i temi, spazianti dall'esplorazione delle relazioni tra i mondi interiori ed esteriori all'indagine
intorno alle culture che ha conosciuto e vissuto e altre ancora che intende comprendere, fino ad arrivare all'esperienza dell'arte condivisa
portata avanti con precisa scelta di continuità.
E' così che la sua arte, abitualmente rivitalizzata da contaminazioni e scambi, ha modo di sgorgare in piena libertà, svincolata da qualsiasi
griglia mentale o accademica, e interamente percorsa dallo spirito del Cobra*. Vale a dire quella coscienza di attribuire alla cultura
partecipata un'importanza fondamentale nella crescita dell'individuo e quindi della collettività. Elemento portante quest'ultimo nell'opera
di Martha, e non solo perché si tratta di un valore assorbito direttamente nel corso della sua formazione di figlia d'arte a contatto con
molti dei protagonisti delle avanguardie, ma in quanto la sua personale traccia stilistica, del tutto originale e svincolata da paternità,
trova ragione ideologica in un'atemporale trasmutazione ovidiana all'interno della quale l'interscambio assume il senso di opportunità
indispensabile al progredire.
Pur mantenendo salda la propria identità, l'esperienza dell'incontro rappresenta dunque per l'artista una preziosa materia prima, utile a
complesse meditazioni filosofiche. Nel suo procedere, Martha guarda all'umanità un po' attonita tra cielo e terra e al suo dibattersi nella
dualità nel tentativo di spingersi verso una possibile etica personale e sociale e lo fa senza demagogia, retorica gratuita, né provocazione.
L'artista cerca nella possibilità scambievole della comunicazione e del confronto, talvolta anche acceso, il senso del suo contributo all'
interno di un coro che s'intreccia nel mondo, tra multicultura e orizzonti osservati da una pluralità di punti di vista .
Con queste premesse, ha indagato e indaga campi linguistici multiformi, come il tessile, la scrittura, il libro d'artista, la scultura gioiello
da indossare, la pittura, fino ad affrontare la via dell'improvvisazione e della Shared Art.
Lungo questo cammino cerca i colori, la poesia, la natura, per esprimere l'emozione di un'arte che nell'aprirsi si fa, per contro, intimista e
lirica.
Un'arte che vuole essere - come lei afferma "lontana dal potere",vicina ai temi dell'amore, del corpo e della maternità, soggetti celebrati
dalla storia di tutti i secoli e al contempo relegati e in ombra rispetto all'arte gradita al potere.
Con queste premesse approda negli Anni Settanta alla Fiber Art : "un'arte - spiega - non ufficiale, non di tendenza, legata alla manualità,
alla materia delle donne e che parla con il linguaggio delle emozioni".
Della Fiber art, che vede gli artisti scegliere la fibra come strumento principale della loro espressione, ne ha abbracciato il valore
allegorico e sperimentale, realizzando grandi arazzi creati in parte al telaio e in parte off loom con tecniche miste, ma anche libri d'artista
e opere murali in cui la parola e la calligrafia vi trovano posto anticipando le sue più recenti ricerche.
A partire da quel periodo produce opere importanti, che assumono quasi il significato di un manifesto personale per affermare il proprio
sostegno ad un'espressione inizialmente pressoché ignorata dai grandi musei. Oltre a realizzare opere, lavora ad eventi di diffusione ideando,
negli Anni Novanta, la Prima Biennale di Fiber Art, accolta e portata avanti dalla Città di Chieri in provincia di Torino: ora importante punto
di riferimento per artisti e cultori di tutto il mondo.
Sempre a Chieri, territorio di secolare tradizione tessile, dona la prima opera di Fiber Art dando origine a una collezione tematica divenuta
tra le prime in Italia.
La folla e i suoi "personnages" occupano fin dagli inizi gli spazi dei suoi murali che riconducono ad atmosfere dove l'essere umano si fonde in
un ambiente di cui è parte armonica, creando fusione tra luogo interiore ed esteriore, spazio e fisico e mentale, natura e poesia.
Una poesia che entra sempre più nella vita e nell'espressività di Martha , oggi approdata a una pittura di straordinaria solarità e colta
raffinatezza.
In essa colloquia con gli esseri viventi e gli animali, protagonisti di cicli e carteggi pittorici di rilevante valore, in alcuni casi ritmati
dal segno calligrafico che si moltiplica, s'infittisce o si dilata divenendo texture.
A improntare tutto il suo lavoro attuale è poi il contrasto tra la pennellata e la parte affidata al disegno, alla sagoma in grado di assumere
vita autonoma mediante l'alternanza di leggerezza e struttura. Ottiene così la sequenza dei piani, il susseguirsi dei ritmi cromatici e le
spazialità architettoniche. Elementi peculiari che affiorano anche in opere di Shared Art come Pas de deux del 2007, a quattro mani con Claudio
Jaccarino o ne "la Maja desnuda condivisa con la calligrafa cinese Chen Li, una pittura su tela del 2006 oggi conservata nella Collezione
Civica di Arte Contemporanea della Città di Moncalieri, o ancora nell' "atelier" tecnica mista su tessuto e rete in fibra di vetro, composta
a Essen in Germania nell'ambito del simposio degli European Artists.
La capacità di Martha di mantenere il proprio stile adattandolo al contenuto, appare poi evidente in "La sciarpa rossa", un'opera struggente e allo stesso tempo equilibrata ed essenziale nell'asciuttezza del racconto, avulso da qualsiasi mielosità. Acrilico su tela del 2007, il dittico autobiografico riprende il dolore della morte del padre con accenti di profondo sentimento. La prima parte del quadro, più monocroma come il mondo che ha esaurito il suo ruolo, la vede accanto a lui; entrambi di spalle, composti e sereni, guardano avanti, dove una luce nuova attende l'uomo. Una parte di lui, nell'altro pannello, è già oltre. Accompagnato dal suo inseparabile cane, assorbe con serenità il caldo sole di un paesaggio che si rivela semplice e fantastico, in cui già si profila un orizzonte di speranza.
Già, la speranza percorre e pervade tutto il lavoro dell'artista, e in particolare il più recente: ad esempio gli studi sul vestito, ben più di una frivola macchia colorata. In essi vi riconosce la maschera che ci permette di cambiare e impersonare molte parti nell'esistenza. E poi gli animali, importantissimi nella totalità del suo discorso che descrive con una tenerezza che è 'pietas', e ai quali affida messaggi di bellezza e compassione. I pennuti in modo particolare ne incarnano l'essenza, e in "Pour peindre un oiseau", ispirato da Prévert, uno tra i suoi poeti preferiti, la giovane donna raffigurata, alludendo metaforicamente al diritto di libertà per ogni essere vivente, attrae la piccola creatura non dentro ma fuori dalla gabbia, mentre in "Vernissage", il colorato uccello dalle gambe lunghe, nell'incarnare la vanità, parla al contempo della felicità immaginifica dell'artista.
Che dire poi dei ritratti, i suoi personnages, così parisiens, sofisticati e ironici. Espressionisti ma sgravati dalla drammaticità figurativa, nel loro dilatarsi si distaccano da qualsiasi riferimento citazionista per rivelare una carica di particolare suggestione e singolarità. Un caso fra tutti "Il poeta", dove una gruppo di persone, forse un po' vinte dalla vita, sono sovrastate da un piccolo uccello blu simbolo di speranza. Esso sembra suggerire di guardare qualche volta più in alto, appena sopra di noi, per trovare possibilità inaspettate. Poggiato su un filo come la riga di un quaderno, il piccolo passerotto s'infila tra i versi del poeta che recita" Mais tous les oiseaux ont des ailes, même le vieil oiseau bleu".
Tutti possono volare dunque, basta rendersene conto, e l'artista, come dicono i saggi d'oriente, bucando l'astrale se ne accorge e lo suggerisce al mondo.
*Gruppo fondato alla fine degli anni '40. Il nome deriva dalle iniziali di Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam.
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